“Sarà un’altra vita, e sarà un’umanità nuova a viverla, tutta assieme!”

Autore      Andrea Fenoglio

Editore Fusta

Pagine      176

Formato   14×21

ISBN         978-88-85802-38-4

1a Edizione novembre  2019

LA PROSSIMA PRESENTAZIONE

Giovedì 16 gennaio 2020 ore 18.00 “Libreria dell’Acciuga” – CUNEO

Che belle le prime presentazioni di Saluzzo e Pinerolo!

Le foto presso la “Libreria Volare” di Pinerolo sono di Daniele Vola. Le altre, alla “Mondadori” di Saluzzo, sono di Anna Lami

SINOSSI

Lassè e Casimir sono due ragazzi molto diversi tra loro. Uno arriva dal Mali e l’altro dalla Costa d’Avorio. Si trovano entrambi al PAS di Saluzzo.

PAS sta per Prima Accoglienza Stagionali. È una risposta istituzionale per accogliere una parte dei migranti africani che ogni primavera accorrono nella piccola città di Saluzzo per raccogliere albicocche, pesche, mele, pere, mirtilli, susine, kiwi del secondo comparto frutticolo italiano.

Il PAS è una caserma restaurata. Lassè arriva a Saluzzo che è già tutto al completo, allora monta la sua piccola tenda sotto i viali, vicino alla grande struttura di accoglienza. Casimir è invece un immigrato perfettamente integrato. Dopo solo un anno dal suo arrivo in Italia fa già da mediatore culturale ed è sotto contratto con la Cgil.

Il libro racconta le loro testimonianze, svelando i percorsi che li hanno portati in Italia e poi, in Piemonte.

Le storie di Lassè e Casimir non parlano solo di un mondo esotico al di là del mediterraneo. Con l’incedere della narrazione, si scopre che le terre dalle quali provengono, sono molto più legate alle nostre, di quanto crediamo. E anche il nostro benessere e le nostre prospettive di futuro, sono legati indissolubilmente all’esito delle loro avventure esistenziali. 

BIO DELL’AUTORE

Andrea Fenoglio è documentarista.

Ha al suo attivo diversi progetti culturali multidisciplinari.

In questi anni ha raccontato Nuto Revelli e la memoria contadina, le origini dell’artista svizzero Alberto Giacometti e, nel lavoro dal titolo “La Terra che connette”, storie di braccianti africani nelle campagne del cuneese.

Tra le sue opere “L’isola deserta dei carbonai”, “Il popolo che manca” e “Su campi avversi” hanno conseguito diversi riconoscimenti nei festival del documentario italiano.

“Un’altra vita” è il suo primo libro.

Sull’argomento dei braccianti africani a Saluzzo ha girato video e documentari all’interno del progetto “La Terra che connette”. Con Matteo Tortone, nel 2015, il documentario “Su campi avversi”, preceduto, nel 2013, da una serie web; nel 2016 un reportage video-fotografico per il sito web di Saluzzo Migrante (Caritas); nel 2018 il cortometraggio “I confini della rabbia” per il sito web di Internazionale. Nel 2018, per Artifact prize di Modena, la videoinstallazione dal titolo “Innominabile attuale”.

ANALISI E COMMENTO

a cura di Mattia Bianco

Dalla povertà del Burkina Faso alle pesche di Saluzzo. Dalla guerra civile del Mali alla lunga stagione di raccolta della frutta. Due storie come quelle di molti altri migranti che hanno lasciato l’Africa nella speranza di una vita migliore in Europa. Il libro di Andrea Fenoglio va oltre la cronaca delle polemiche sui braccianti stagionali e si prende il tempo di ascoltare le storie sotto la superficie. Ne emergono quelle di Las e Casimir, due ragazzi poco più che ventenni che in comune hanno un’epopea che li ha portati in Piemonte.

All’origine del viaggio di Las c’è la guerra civile che dal 2012 ha diviso il Mali sotto le armi di jihadisti e indipendentisti. Fenoglio lo racconta con i colori di chi le vicende le ha vissute in prima persona: con la sfilata di Land Cruiser durata 3 ore, il giorno in cui Gao è stata invasa dai terroristi. Con i barbuti che vestivano i gilet “polizia islamica” il giorno in cui hanno portato via suo padre, denunciato da un vicino a causa dei vestiti che vendeva nel suo negozio. Con lo sguardo ubriaco di un comandante jihadista che vuole il sacrificio dei giovani in nome di Allah. Las aveva 15 anni: con il denaro regalato dalla madre adottiva prese la via del deserto per fuggire dall’odio religioso, dagli arti tagliati per un cocco rubato, dai soldi e dai regali che oliano il sistema di una milizia di ragazzini.

Casimir, ivoriano, è in fuga dalla povertà. Lo zio, un partigiano che si oppone al presidente eletto, scompare di notte. A 13 anni si ritrova in Burkina Faso, accolto dai vicini di casa che aveva ad Abidjan, a raccogliere anacardi e lustrare scarpe, senza un numero di telefono a cui chiamare la famiglia rimasta in Costa d’Avorio. Così anche lui guarda a nord; lo fa per sfuggire a una misera dalla quale non vede scampo.

Da qui inizia l’epopea di entrambi attraverso il deserto, il buco nero delle prigioni in Libia, dove una vita vale meno di una telefonata; e infine il mare.

“Un’altra vita” punta la mappa su Saluzzo, dove sono state raccolte entrambe le testimonianze, e da lì tira i fili che collegano la città, centro di uno dei più importanti distretti frutticoli in Italia, al resto del mondo. Non si ferma all’apparenza degli avvenimenti, ai braccianti stagionali, ma scava un pozzo in cui attingere alla fonte delle loro storie, all’origine del loro desiderio di raggiungere l’Europa.

Due storie personali sotto la traccia della geopolitica occidentale, che Fenoglio interpreta anche secondo uno sguardo ecologico: il maltrattamento della Terra, i disequilibri climatici determinati dall’era dei combustibili fossili non rinnovabili, hanno ripercussioni che influenzano il globo intero, da chi si mette in movimento a chi cerca di tenere chiuse le porte.

Saluzzo è solo l’ultimo tassello che cade in un domino iniziato, in Italia, negli anni ’50, quando i montanari della provincia si ammassavano nelle cascine della pianura per la stagione delle pesche. Quando Nuto Revelli si sentiva dire “Chi emigra non è gente”, a ricordare che il muoversi, il cercare un altrove ritenuto migliore, è la cifra evolutiva dell’essere umano stesso. Ma qui non è come allora, ci sono molte altre tessere a complicare la situazione – le guerre, la rete dell’accoglienza, la politica che vuole mettere la sua firma su qualunque cosa possa muovere l’opinione pubblica, la comunicazione istituzionale che anche a livello locale non accetta punti di vista disallineati sulla questione migranti.

Fenoglio mette in evidenza i fili di una rete di collegamenti che ci avvicinano all’Africa più di quanto immaginiamo. Le straordinarie testimonianze che ha raccolto raccontano senza filtri una realtà vissuta. Il suo libro non vuole mettere ordine ma raccontare storie e connessioni senza giudizi, seminare dubbi e spingere a farci delle domande, ad aguzzare gli occhi per vedere al di là di quello che sappiamo, e a guardare la realtà quotidiana oltre i “bla bla” elettorali.

Un argomento così complesso che se ne possono dipingere le tessere una per una, ma è comunque difficile vedere un disegno complessivo; perché nonostante noi lo cerchiamo, non è detto che ci sia.